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ARRAMPICATE

Val Bodengo come palestra naturale

In un habitat ancora intatto custodisce testimonianze di una tradizione alpina rimasta immutata, con nuclei rurali significativi.

Qui, negli ultimi anni, sono nate anche molte attività sportive moderne come il canyoning, l’arrampicata e il trekking.

Per chi ama arrampicare, la Val Bodengo ha un ventaglio assai ampio di tracciati che variano dal 5° al 6° grado, con passaggi molto tecnici e raffinati, adatti a chi ha già una certa confidenza con questa disciplina.

Arrivare in Val Bodengo è semplice: con l’auto si percorre la Provinciale Trivulzia fino a Gordona. Da qui si seguono le indicazioni per la strada consortile che si arrampica fino al borgo. Prima di dirigervi verso Bodengo, però, è bene acquistare l’autorizzazione alla carrozzabile, disponibile nei bar di Gordona.

Giro della Val Garzelli

DISLIVELLO: 1100 metri
DURATA: 2,30h salita; 2,30h discesa (30min.salita Monte Cucco)
DIFFICOLTA': E (EE la salita al Monte Cucco)

[I=22 destra]Ho sentito parlare della Val Bodengo, per la prima volta, molti anni fa, quando andare in montagna consisteva per me soprattutto nell’arrampicare. Degli amici molto forti mi avevano detto qualcosa a proposito delle salite che avevano effettuato in questa valle tributaria della Val Chiavenna. Erano arrampicate troppo difficili per le mie possibilità e quelle più facili, che pure ci sono, erano delle illustri sconosciute perché la bella guida di Gogna e Recalcati (CAI-TCI) era ancora di là da venire (uscirà nel 1999): così il nome della Val Bodengo era finito nel dimenticatoio. Ma i tempi cambiano e noi con loro: il mio alpinismo ha mutato faccia e, soprattutto, nella mia attività in montagna, per tanti motivi, l’escursionismo ha preso il sopravvento. Così, alla fine, anche la Val Bodengo è tornata ad affacciarsi nella mia mente e quest’anno (2005) mi son deciso a farci qualche escursione. E’ stata una bella scoperta. Tra gli itinerari che ho percorso, quello che qui propongo mi ha colpito particolarmente per la varietà del panorama e degli ambienti che attraversa. Si svolge in Val Garzelli, un vallone tributario del versante destro orografico del solco principale. Il percorso è classificabile E, ma occorre tener presente che tutta la parte alta dell’itinerario è priva di traccia (ci sono però i segnavia), quindi va percorsa solo con buona visibilità.

Il punto di partenza è il paese di Bodengo (m 1030), che si raggiunge da Gordona, un grosso abitato posto quasi al termine del Piano di Chiavenna. Per utilizzare la strada che sale a Bodengo bisogna munirsi di un permesso di transito valido dal 1° aprile al 31 ottobre (negli altri periodi la strada è ufficialmente chiusa al traffico). Il permesso (10,00 €) si può acquistare a Gordona presso il Bar La Fuss (tel. 0343.42303), in via Roma 8, nelle vicinanze della chiesa parrocchiale.

Da Bodengo si attraversa il ponte sul torrente Boggia e ci si trova davanti una fontanella a destra della quale si entra nel bosco (c’è subito un cartello indicatore per l’Alpe Dosso). Il sentiero (evidente ma con pochi segnavia sbiaditi) sale nel ripido bosco con molte svolte. A 1450 metri circa si giunge su un piccolo ripiano, si traversa a destra e, dopo poche decine di metri, si sale decisamente a sinistra arrivando ai prati dove sorgono le baite dell’Alpe Dosso (m 1501), posta in bella posizione panoramica (1 ora da Bodengo).

Si risale il prato dietro le baite puntando, leggermente a sinistra, ad un grande larice secco presso il quale è facile ritrovare la traccia. Poco oltre si incontrano i primi segnavia (rettangolo bianco e rosso) e si entra nel bosco tenendosi ancora per un po’ sul versante orientale del dosso. Tra i 1600 e i 1630 metri se ne guadagna il crinale e più in alto, a 1760 metri circa, ci si trova su un bel ripiano erboso affacciato sulla Val Garzelli (siamo di nuovo sul versante orientale del dosso).

Al termine del ripiano, dopo una netta svolta a destra, si torna sul crinale e poco sopra si arriva a un caratteristico pianoro circondato di larici (m 1810; bel panorama). A quota 1860 (altro piccolo pianoro) la traccia piega a destra, passa sul versante Ovest della dorsale ma ne riguadagna quasi subito il crinale per raggiungere la base del ripidissimo pendio di roccia e boscaglia che sale alla cima del Monte Cucco. A questo punto (m 1880 circa) il sentiero abbandona il crestone e inizia un traverso pressoché pianeggiante (alcuni saliscendi) lungo il versante orientale del Monte Cucco (bella vista sulla Val Garzelli). Oltrepassata questa caratteristica elevazione, si continua a traversare verso Sud-Sud-Est. In questo tratto la traccia si confonde quasi del tutto nell’erba e i segnavia si perdono facilmente. Basta mantenersi in quota, tra i 1880 e i 1890 metri, e si arriva nei pressi dei ruderi di una baita (m 1885) posti su una specie di cornice che interrompe l’uniformità del largo dossone di pascolo e placconate su cui ci si trova (ore 1,30 dall’Alpe Dosso; ore 2,30 da Bodengo).

Da qui l’itinerario (sempre segnalato ma praticamente senza traccia) si abbassa verso Est  lungo la cornice. A quota 1840 m (ometto di pietre) si incontra  l’itinerario che sale alla Bocchetta del Cannone da Pra Pincé. Volgendo a sinistra si scende con più decisione verso l’Alpe Campo. La traccia continua a mancare, ma i segnavia sono qui un po’ più evidenti (ci sono anche degli ometti): seguendoli si raggiunge il pendio più ripido che scende al pianoro dell’Alpe Campo (m 1652).

Ora il sentiero si fa più bello (in qualche tratto ci sono anche delle scalinate di pietra). Giunti al pianoro ci si tiene al di qua del torrente fino al secondo ponte. Passato il ponte si prende il sentiero che scende a sinistra (cartelli indicatori) verso Pra Pincé. Il tracciato è ora bello ed evidente. Tra i 1300 e i 1200 metri (circa) si deve scendere un tratto piuttosto ripido e in qualche punto (breve) il percorso attraversa tratti esposti, ma il sentiero è sicuro. Si arriva così presso la spettacolare parete della Caduta dei Giganti. Il sentiero si abbassa a sinistra in un bosco di betulle e, sempre dominato dal paretone strapiombante, scende al pianoro dell’alpe Garzelli (m 1031), ormai sul fondo della valle. Senza toccare le case, il sentiero volge a destra e, tenendosi vicino al torrente con percorso quasi pianeggiante, arriva davanti a Prà Pincé (m 917; ore 2 dai ruderi a quota 1885 m). Traversato il ponte sul Boggia, si raggiunge la strada asfaltata  e si risale (30 minuti; poco meno di 2 chilometri) a Bodengo concludendo il bel percorso circolare.

SALITA AL MONTE CUCCO (anticima nord, m 2020). Può essere interessante effettuare questa variante e raggiungere l’anticima nord del Monte Cucco, dalla quale si gode un bel panorama circolare. La salita avviene dal versante orientale (non da quello settentrionale come dice la guida del CAI-TCI), costituito da un ripido pendio di erba e roccette. Difficoltà EE.

Una via precisa non esiste; le tracce presenti sono quelle delle capre di cui si troveranno le testimonianze “organiche” sulla cima. Dalla fine del traverso che ne percorre il versante orientale (m 1880/1890 circa), sono salito con una diagonale da sinistra a destra superando alcuni facili passaggini rocciosi e raggiungendo, presso due larici secchi, una cresta non molto pronunciata che scende proprio dall’anticima. Seguendo le tracce delle capre lungo questa cresta si giunge sull’anticima, dove c'è un ometto (30 minuti).

Da qui il panorama è molto interessante: verso Nord lo sguardo scende lungo il largo dosso della salita fino al fondovalle e a Bodengo; a Sud si stagliano in bella evidenza le montagne della Catena dei Muncech, dal Pizzo d’Alterno a sinistra, al Pizzo Rabbi, proprio davanti a noi, al Pizzo Cavregasco a destra; verso Est, oltre la dorsale della Bocchetta di Campo, lo sguardo spazia dal Pizzo Stella al Pizzo Badile, dal Monte Disgrazia al Sasso Manduino.

La cima del Monte Cucco (m 2080) si trova più a sud. Il percorso che la raggiunge, lungo la cresta che la unisce all’anticima, mi è parso più complesso e decisamente meno semplice, per cui vi ho rinunciato e non posso descriverlo (comunque dal punto di vista panoramico non  mi pare proprio che ci sia un guadagno).

BIBLIOGRAFIA:
Alessandro Gogna, Angelo Recalcati: MESOLCINA-SPLUGA; Guida dei Monti d'Italia, CAI/TCI, 1999
Franco Giacomelli, Guido Lisignoli: SENTIERI DI VALCHIAVENNA, Ed. Il Gabbiano, 1987
Carta Nazionale Svizzera, 1:50.000, foglio 277, ROVEREDO



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